Ritieni giusto inserire il Cattolicesimo tra le materie scolastiche?
Il Segretario della CEI ha recentemente proposto al Ministro della Pubblica Istruzione Ferrero di inserire il Cristianesimo tra le ordinarie materie di insegnamento nella Scuola Elementare e Media.
Io credo in Dio e sono contrario a questa richiesta proprio per il grande amore che ho per Gesù, che ci ha dato un solo comandamento: "amatevi gli uni con gli altri e da questo riconosceranno che siete miei discepoli".
In questo Mondo che rischia di precipitare in una sanguinosa guerra di religione deve esistere la capacità di porre tutti gli uomini, quali figli di Dio, al centro dei rapporti tra le varie istituzioni religiose.
L'inserimento del Cattolicesimo come materia d'esame porterebbe ulteriori divisioni all'interno della Scuola, che invece ha bisogno di unità e non di separazione.
In una scuola dove coesistono più etnie occorre rispettare il pluralismo culturale ed elevare le menti oltre il limitato orizzonte personale, per innalzarle ad un piano universale dove i valori morali sono condivisi da tutti.
La Scuola non deve escludere, ma unire.
Tutto ciò che è motivo di divisione o di separazione deve diventare strumento di unione.
Sono diversi anni che l’ora di religione si è trasformata in uno strumento di divisione tra gli studenti di una stessa classe.
Amici, compagni di scuola che studiano, giocano e vivono insieme, anche fuori dalle mura scolastiche, all’improvviso, quando arriva l’ora di religione, si separano:
- alcuni restano in classe per seguire la lezione;
- altri escono perchè non credenti;
- altri invece sono mussulmani e vogliono leggere il Corano, altri ancora sono ebrei o di altre religioni e chiedono insegnanti della loro fede.
La cosa più assurda è che tutti parlano d’amore e di fratellanza, perché figli dello stesso Dio, e poi fanno delle piccole “guerre” di religione proprio all’interno della classe.
La Scuola, se questa “separazione” rimarrà, oltre alle evidenti difficoltà d’insegnamento e di formazione, non potrà evitare che anche gli studenti non cattolici ottengano il diritto di avere la loro ora di religione.
Anche perché in alcuni rioni, gli scolari appartenenti a religioni diverse, sono più numerosi di quelli cattolici.
In questi casi si potrebbe verificare l’effetto opposto a quello sperato dalle Autorità Vaticane, e cioè che giovani cattolici, sia per curiosità o per non lasciare i loro compagni/e di banco, incomincino a frequentare tali lezioni e diventare poi seguaci di quelle religioni. E’ invece improbabile, per non dire impossibile, che un studente di una famiglia islamica decida di frequentare l’ora di religione con un insegnante cattolico.
La cosa più giusta e sensata da fare è quella di sostituire l’ora di religione con un’ora di lezione, obbligatoria per tutti anche nelle scuole parificate, in cui si parli di amore per il prossimo, di fratellanza e di solidarietà.
Si insegni agli scolari il rispetto per tutte le culture, solo così si può ottenere il rispetto per la propria cultura e per se stessi.
Dare ai giovani la speranza che si può vivere in un mondo pieno d’amore e non di odio, dove è diffusa la solidarietà e non l’egoismo, dove prospera la pace e non la guerra. Insegnare loro che anche se ci divide il colore della pelle o le tradizioni culturali siamo sempre tutti fratelli sotto lo stesso cielo.
Si darà così sostanza e concretezza a un’Etica Universale che lega con un filo d’amore tutti gli abitanti di questa martoriata Terra.
Coloro che si dedicheranno a questo insegnamento dovranno avere anche il compito di collegare la classe a tutte le altre della Scuola o dell’Istituto, per un armonico sviluppo del programma e per realizzare iniziative di solidarietà e di volontariato all’esterno, come esempio concreto di un nuovo ordine di valori che i giovani hanno assimilato, facendo emergere così la loro parte migliore, che si trova nascosta sì, ma tanto copiosa da inondare il mondo.
Cosa ci può essere di più bello e culturalmente più educativo nel vedere giovani cristiani, musulmani ed ebrei e di altre religione partecipare insieme a iniziative di volontariato e di solidarietà sociale in favore di altri giovani meno fortunati di loro?
Cosa può unire di più questi giovani se non scrivere insieme una preghiera e dedicarla all’unico Dio esistente?
Si spera che le componenti politiche, che si ispirano alle diverse religioni, capiscano che la cosa più importante, per le future generazioni, è quella di imparare lo stesso linguaggio d’amore, di fratellanza e di solidarietà scritto nei Testi Sacri delle religioni monoteiste e nelle altre culture e religioni, che si ispirano a diversi stili di vita, ma che esaltano e promuovono un’armonica convivenza fra tutti gli esseri della Terra.
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